La Comunità del “Piccolo Gruppo di Cristo”

Sorto a Milano nel 1957 ad opera di un semplice laico (Ireos Della Savia), il Piccolo Gruppo di Cristo è un insieme di comuni cristiani cattolici, che, con lo spirito del “piccolo gregge”, si aiutano reciproca­men­te ad essere più pienamente “di Cristo”, attuandone la salvezza e la santificazione in famiglia e nel tessuto or­di­na­rio della Chie­sa e della società: così, si aiutano a vivere la vita pre­sente alla luce della vita eterna, sparsi come sale e lievito, cercando di rispondere all’invito di Gesù a costruire con la sua grazia la “Città sul Monte” lavorando, pregando e facendo del bene senza pretese.

Nella Comunità, pur nelle differenze tra chi è nello stato di vita ma­trimoniale, celibatario o vedovile o in con­dizione aperta, si assume l’im­­pe­gno a vivere più pienamente la consacra­zione battesimale, praticandone le virtù evangeliche secondo la regola comune espressa dalle costi­tu­zioni. Nella Fra­ter­nità (nata nel 1994 come partecipazione alla vita della Comunità) si espri­me il proposito di una vita cristiana più piena, se­con­do una regola spiri­tua­le adattata al­le condizioni del singolo. Nel Ce­na­­colo E­van­­­gelico (nato nel 1997) ci si aiuta ad essere cristiani, rin­no­vando chi già crede, recuperando quanti si so­­no allontanati dalla Chiesa e portando anche ad altri l’annuncio di Gesù.

La Comunità del Piccolo Gruppo di Cristo è stata riconosciuta nel 1984 dall’Ar­ci­vescovo di Milano come “associazione privata di fedeli laici” di diritto dio­ce­sano, ed è riconducibile alla tipologia delle nuove comunità di vita evangelica menzionate dal Papa Giovanni Paolo II nel 1996.

Nello spirito del “piccolo resto” e del “piccolo gregge”, il Piccolo Gruppo cerca di radicarsi sempre più nella vita della Chiesa [1], attraverso la comunione ecclesiale [2] e grazie alla guida e all’insegnamento dei Pastori [3].

Il Gruppo ebbe origine a Milano nel 1957 ad opera del laico Ireos Della Savia, insieme al quale alcuni giovani, accomunati dal desiderio di aiutarsi a salvarsi in un mondo che si stava scristianizzando, cominciarono a riunirsi settimanalmente per meditare la Parola di Dio e per scambiarsi le proprie esperienze di vita cristiana. Lavorando, pregando, facendo apostolato, e soprattutto volendo attuare in famiglia la propria perfezione sotto la guida di un responsabile, decisero di impegnarsi a praticare le virtù evangeliche, cercando di realizzare così l’ideale di Comunità dei primi cristiani. Fra di loro, alcuni accolsero la chiamata al matrimonio, altri invece quella al celibato.

Pur nella diversità caratteristica delle due vocazioni celibataria e sponsale, i membri della Comunità continuarono a seguire lo stesso cammino e la stessa offerta di se stessi a Dio. Gradualmente il Gruppo si allargò, accogliendo così al suo interno uomini e donne, sposati e celibi, giovani e anziani, persone diverse non solo per estrazione sociale, professione, cultura, provenienza geografica, impegno sociale ed ecclesiale, ma anche per modalità di appartenenza e partecipazione (in Comunità o in Fraternità spirituale), alla vita del Gruppo.

Dopo un periodo di progressiva elaborazione delle costituzioni, da ultimo sotto la supervisione di monsignor Attilio Nicora, allora vescovo ausiliare di Milano, nel 1984 l’arcivescovo di Milano, il cardinal Carlo Maria Martini, ha concesso al Gruppo il riconoscimento come associazione privata di fedeli, approvandone gli statuti, lodandolo in particolare per la sua originalità e segnalandolo come strada significativa di pienezza di impegno cristiano.


[1] Il Gruppo incoraggia l’inserimento dei suoi singoli appartenenti, ciascuno secondo il proprio carisma, nelle diverse realtà ecclesiali. Nei suoi Statuti si dice: «Cerchiamo di mettere in comunione i valori di ogni differenza, mescolandoci nella vita ecclesiale» [24, IV]; «Partecipiamo alla vita ecclesiale normalmente nelle nostre parrocchie e prendiamo a cuore la dimensione diocesana e universale della Chiesa» [13, §1]; «La Comunità […] indirizza ciascuno, secondo le possibilità e necessità, a mettersi a disposizione della Chiesa» secondo «i carismi personali» [24, §1].

[2] Il Gruppo riceve un particolare aiuto a “sentire con la Chiesa” dall’“amicizia vocazionale” con le diverse forme di vita nella Chiesa, coltivando legami di stima e affetto con quanti, dopo aver percorso nel Gruppo un tratto inizia­le del proprio cammino, hanno poi abbracciato altre forme di speciale consacrazione: al 2008, tre monache claustrali, sei presbiteri (uno di società di vita apostolica, tre diocesani, uno religioso, uno di nuova famiglia di tipo monastico), un religioso fratello. Secondo gli Statuti, la Comunità «prende a cuore la vita consacrata nel suo insieme, per contribuire con la preghiera e la carità alla comunione fra ogni vocazione a gloria di Dio» [24, V, 2°].

[3] Negli Statuti del Piccolo Gruppo di Cristo si legge: «Sentendoci Chiesa e sapendo di non essere tutta la Chiesa, ci inseria­mo sempre più in essa, che è Corpo e Sposa di Cristo» [20, I]. [Perciò] «cer­chiamo di coltivare […] il nostro carisma per arricchire la Chiesa» [e] «di far nostre le disposizioni della Chiesa universale e particolare che ci riguardano» [20, §1-2].