La vita secondo le beatitudini in famiglia

Sapendo che quanti il Signore ha fatto perciò «sono suoi, suo popolo e gregge» che non ha da temere, perché al Padre è piaciuto di dar loro il suo Regno, e che perciò sono «beati», il Gruppo desidera mettersi nell’atteggiamento dei «piccoli di Cristo» in una vita evangelica alla ricerca delle perfezione della carità nelle realtà quotidiane, mediante una «più» completa donazione a Dio.

Per abbracciare i valori delle beatitudini evangeliche e per imitare la vita di Gesù, il Gruppo si propone pertanto di vivere con animo sereno la purezza del cuore e del corpo, la povertà spirituale e materiale, l’ubbidienza indicata dall’amore di Cristo, così da poter meglio amare Dio con tutto il cuore, e tutte le persone, preferendo le più bisognose, rispettando nel loro essere tutte le realtà create. La povertà evangelica comporta una certa limitazione e dipendenza nell’uso dei beni personali, al fine di amministrarli rettamente in un costante contributo di carità verso Dio, se stessi e il prossimo, ossia alimentando la vita interiore e favorendo la solidarietà con i più poveri. La castità impegna ciascuno secondo il suo stato di vita a riconoscere a Dio il dominio sul proprio cuore e sul proprio corpo, al fine di riuscire meglio, attraverso la purezza (specchio radioso di luce divina), a vedere e a far vedere l’infinito amore di Dio. L’obbedienza filiale a Dio spinge a ricercarne la volontà nel discernimento spirituale, a far proprio il magistero del papa e dei vescovi, oltre che a formarsi al senso dell’obbedienza anche nella società umana.

Il Gruppo aspira a vivere una vita intessuta di preghiera, per meglio inserirsi nell’intimità filiale dei piccoli di Dio. La preghiera personale, centrata sull’eucaristia e alimentata dalla confessione, comprende la meditazione, l’orazione (nelle forme liturgiche, ma anche col rosario), l’adorazione eucaristica e l’esame di coscienza; si vivono i tempi penitenziali previsti dalla Chiesa e giornate periodiche di ritiro ed esercizi spirituali.

Caratteristica del Gruppo è la compresenza di celibi e sposi nella stessa comunità e con la stessa vocazione di donazione a Dio. Mentre infatti le virtù evangeliche sono ramificazioni dell’unica grazia, data da Dio per la santificazione personale e uguale per tutti i cristiani, invece il matrimonio e il celibato sono carismi complementari diversi distribuiti da Dio per l’edificazione della Chiesa: infatti «ciascuno ha il suo dono da Dio». Pertanto in entrambi gli stati di vita è possibile la medesima radicalità evangelica. Dal momento infatti che il comandamento di amare Dio con tutto il cuore (ossia con cuore indiviso) è rivolto a tutti i credenti, a tutti deve essere possibile di realizzarlo.

In questo modo la compresenza di celibi e sposi rende più evidente la grandezza inesprimibile dell’amore di Cristo Sposo della Chiesa. Gli sposi devono perciò alimentare in sé un cuore verginale (guardando ai celibi), mentre i celibi devono alimentare in sé un cuore sponsale e paterno o materno (guardando agli sposi): in maniere diverse celibi e sposi devono così cercar di fondare la propria famiglia sulla roccia delle virtù evangeliche per avere un cuore vergine da offrire totalmente a Dio.

In particolare, gli sposi non solo si impegnano con maggior forza al rispetto della legge di Dio, secondo i dettami della Humanae Vitae, ma accolgono il consiglio paolino di praticare l’astinenza periodica per cercare di purificare l’atto di amore da ogni residuo di concupiscenza e alimentare la vita di preghiera; chiamati ad amare Dio con tutto il cuore (e perciò con cuore indiviso), devono in Dio amare il coniuge e i figli, primizie del prossimo da amare come se stessi. Dato il carattere eminentemente personale della vocazione, non è necessaria l’appartenenza al Gruppodi entrambi i coniugi. I celibi per il Regno devono con la loro offerta alimentare il servizio a Dio e al prossimo e con la loro presenza ricordare l’esigenza di amare Dio con cuore indiviso e testimoniare la vita eterna in cui non si prende più moglie né marito. Infine quelli in ricerca del proprio stato di vita si impegnano a sceglierlo per vocazione e non per interesse egoistico. I vedovi possono scegliere di rimaner tali in vista del Regno.